Per la pace nel mondo freeburma2
lunedì, 24 settembre 2007
 
    

Ci vogliono i monaci buddisti, gli abitanti della ex Birmania e i dittatori di quel paese per risvegliare in noi il sapore dello spezzare le catene di ogni schiavitù, frutto  unicamente della nonviolenza, della dimostrazione pacifica del cammino umano che in quelle e  in tante terre, può diventare cammino di libertà, giustizia ritrovata, fraterna amicizia condivisa, pane distribuito a tutti, versi poetici del Bengala versati nei cuori umani, preghiera silenziosa unita al profumo dei tanti incensi sparsi nei templi di ogni terra, elevata verso l'unico Dio.

 

birmania protesta monaci

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vi propongo la pagina che questa mattina mi sono ritrovato a sottolineare, per puro caso. Il capitolo è << Birmania addio, tratto da - Un indovino mi disse - di Tiziano Terzani

<< Sì! proprio delle catene! Ai piedi di una ventina di uomini, scarni, emaciati, alcuni con l'aria febbricitante, tutti coperti di stracci polverosi, che avanzavano faticosamente, all'unisono come un enorme millepiedi, trasportando a spalla un lungo tronco d'albero. Le catene ai loro piedi erano legate con altri ferri a una catena che ciascuno aveva attorno alla vita.

I due soldati che accompagnavano i prigionieri ci fecero cenno con i fucili di mettere giù le nostre macchine fotografiche.

<< Sono missionari. Non vi preoccupate >>, disse Andrew per rassicurarli. Chi sa perchè essere missionari risultava una raccomandazione, però funzionò. Un paio di sigarette aggiunsero convincimento.

Posato il tronco, i prigionieri si fermarono. Uno disse di venire da Pegu, uno da Mandalay. Tutti e due erano stati arrestati cinque anni prima, durante le grandi manifestazioni per la democrazia: prigionieri politici, messi ai lavori forzati.

E' strano stare davanti a una tale nefandezza, dover prendere mentalmente delle note, scattare delle foto senza dar troppo nell'occhio, cercare di non mettersi in pericolo, di non dare a quei disgraziati più problmi di quanti già ne avessero e accorgersi poi di non aver avuto neppure il tempo di commuoversi, di scambiare una parola di semplice umanità. Improvvisamente si hanno gli occhi su un abisso di dolore, si cerca di immaginarsene il fondo e la sola cosa che viene da chiedere è: << E quelle? >> indicando le catene.

<< Le porto da due anni. Ancora uno e me le potrò togliere >>, disse il giovane di Pegu. E già era uno dei fortunati: ai piedi aveva dei vecchi calzini che gli attutivano il contatto dell'anello di ferro con la carne. Gli altri, senza quella protezione, avevano brutte piaghe alle caviglie.

<< E la malaria? >>

<< Tantissima >>, disse il giovane di Mandalay e automaticamente si voltò verso il suo vicino, dalla faccia gonfia e giallastra, che tremava. le sue mani ossute erano piene di strane macchie come fossero scottature. I prigionieri - un centinaio in tutto - dissero di stare in un campo poco lontano. I loro compagni li vedemmo subito dopo, sul greto del fiume, che spaccavano sassi, anche loro incatenati, anche loro guardati a vista da soldati armati, che ci impedirono di fermarci.

Dopo il colpo di Stato del 1988, il massacro dei dimostranti e l'arresto di Aung San Suu Kyi, l'eroina del movimento per la democrazia, i dittatori di Rangoon avevano continuato ad atterrire il paese e a reprimere sul nascere ogni espressione di dissenso. Decine di migliaia di persone, specie giovani, erano state arrestate, mandate ai lavori forzati, usate come portatori nell'esercito o come cavie sui campi minati dalla guerriglia. Prigionieri politici erano stati buttati assieme ai prigionieri di diritto comune. Per la dittatura erano tutti criminali, uomini da incatenare, vite da sprecare, senza lasciar traccia, in questo dimenticato gulag tropicale.

<< Di campi così ce ne sono ovunque >>, disse Andrew. << Le aziende private appaltano la costruzione della strada e vanno nelle prigioni a prendersi gli uomini di cui hanno bisogno. Se muoiono, ornano a prendersene degli altri.>>

Questa pagina è stata scritta da Tiziano Terzani solo nel 1995

postato da: giorossetti alle ore 23:13 | Permalink | commenti (1)
categoria:democrazia, tiziano terzani, indovino