Per la pace nel mondo freeburma2
venerdì, 20 luglio 2007

amici, magistrati, martiri, date da ricordare

ammazzateci tutti

OGNUNO FACCIA LE SUE CONSIDERAZIONI, SE LO VUOLE...

Spuntano i servizi deviati,

dopo 15 anni,

ORA PRETENDIAMO LA VERITA

 

E’ dell’altro giorno (17 luglio 2007) la notizia che la Procura di Caltanissetta ha aperto un fascicolo di indagine per accertare se dietro la strage ci siano servizi segreti deviati. Secondo l'ipotesi degli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto, Renato di Natale, qualcuno degli apparati deviati dei servizi segreti potrebbe aver ricoperto un ruolo nell'attentato. In particolare gli inquirenti stanno valutando una serie di documenti acquisiti dalla procura di Palermo e che riguardano il telecomando che potrebbe essere stato utilizzato dagli attentatori. A questo apparecchio è collegato un imprenditore palermitano. I processi che si sono svolti in passato hanno solo condannato gli esecutori materiali della strage, ma nulla si è mai saputo su chi ha premuto il pulsante che ha fatto saltare in aria Borsellino e gli agenti di scorta. Un altro elemento sul quale è puntata l'attenzione degli inquirenti, è «la presenza anomala» di un agente di polizia in via d'Amelio subito dopo l'esplosione.

Si tratta di un poliziotto - già identificato dai magistrati - che prima della strage era in servizio a Palermo, ma venne trasferito a Firenze alcuni mesi prima di luglio dopo che i colleghi avevano scoperto da una intercettazione che aveva riferito «all'esterno» i nomi dei poliziotti di una squadra investigativa che indagava a San Lorenzo su un traffico di droga. 

E la vigilia della ricorrenza del 15° anniversario della strage di via D'Amelio è avvelenata dalla vicenda relativa ad una visita che Borsellino il primo luglio del 92, quindi 18 giorni prima di essere ucciso, fece all'allora Ministro degli Interni, Nicola Mancino. Circostanza ripresa dal fratello del giudice assassinato, ma smentita dall'ex Ministro. Ecco quello che ha detto Salvatore Borsellino: “Chiedo al senatore Nicola Mancino, del quale ricordo negli anni immediatamente successivi al 1992 una lacrima spremuta a forza durante una commemorazione di Paolo a Palermo, di sforzare la memoria per raccontarci di che cosa si parlo' nell'incontro con Paolo nei giorni immediatamente precedenti alla sua morte. O spiegarci perche', dopo avere telefonato a mio fratello per incontrarlo mentre stava interrogando Gaspare Mutolo, a sole 48 ore dalla strage, gli fece invece incontrare il capo della Polizia Parisi e il dottor Contrada".

"Da quell'incontro - aggiunge Salvatore Borsellino -
Paolo usci' sconvolto tanto, come racconto' lo stesso Mutolo, da tenere in mano due sigarette accese contemporaneamente". Secondo il fratello del procuratore aggiunto di Palermo "in quel colloquio si trova sicuramente la chiave dalla sua morte e della strage di Via D'Amelio".

"A quindici anni dalla strage mafiosa di via D'Amelio - replica Mancino - in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta, non posso che ripetere il mio sdegno e il mio cordoglio per l'atto criminale che ha colpito insieme a un magistrato, che si era distinto in prima linea nella lotta alla criminalita' organizzata, anche i servitori dello Stato addetti alla sua sicurezza. Quanto alle domande che oggi per la prima volta mi rivolge il fratello del compianto dottor Borsellino - continua - non posso che confermare cio' che gia' in due occasioni ho testimoniato davanti alla magistratura, e cioe' che il giorno del mio insediamento al Viminale come ministro dell'Interno, il primo luglio 1992, ho salutato e sono stato complimentato da numerosissime autorita' e persone, molte da me conosciute, molte incontrate per la prima volta in quella occasione. Non posso escludere che tra questi vi fosse anche il dottor Paolo Borsellino, che comunque non aveva chiesto a me un incontro formale, ne' lo aveva ottenuto".
"E' vero - conclude il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura
- invece che il dottor Borsellino si incontro' con il Prefetto Parisi, allora capo della Polizia. Del contenuto di questo colloquio, io non sono stato portato a conoscenza. Ho commemorato a Palermo e in altre localita' il compianto dottor Borsellino e, nei diversi ruoli istituzionali che ho ricoperto, ho sempre intrattenuto buoni rapporti con la vedova e i familiari che ho avuto l'onore di incontrare. Pur comprendendo l'amarezza del signor Salvatore Borsellino, devo ulteriormente precisare che ne' allora ne' oggi avevo ed ho alcuna ragione per non confermare un incontro che non c'e' stato. Perche' mai proprio io, che ho combattuto la mafia e ho proposto leggi per ridimensionarne la presenza, avrei dovuto tacere?". 

"Se è vero che le dichiarazioni di un pentito come Gaspare Mutolo - controreplica Salvatore Borsellino -  non possano assumere da solo valore probatorio se non suffragate da solidi riscontri è anche vero che di riscontro ne esiste almeno uno, e incontrovertibile, dato che è siglato dallo stesso Paolo Borsellino. In merito alla persistenza delle lacune di memoria del senatore Mancino sull'incontro con Paolo Borsellino del primo luglio 1992 - aggiunge in una nota -, evidenti dalla sua risposta alle mie dichiarazioni e preoccupanti per chi è stato chiamato alla vicepresidenza del Csm, ritengo mio dovere fargli notare nella sua seconda agenda, quella grigia in possesso dei suoi familiari, che, essendo stata lasciata a casa da Paolo il 19 luglio non ha potuto essere sottratta come quella rossa, mio fratello ha annotato: '1 Luglio ore 19:30: Mancino'. In quanto alla credibilità dello stesso Mutolo - aggiunge Salvatore Borsellino -, il quale riferisce la frase di Paolo durante l'interrogatorio: 'devo smettere perché mi ha chiamato il ministro, manco mezzora e torno...', devo ricordare al senatore Mancino che è proprio grazie alle dichiarazioni di Gaspare Mutolo che il dottor Bruno Contrada, funzionario del Sisde, ha potuto essere condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione. Inoltre - conclude Salvatore Borsellino - lo stesso Vittorio Aliquò (all'epoca procuratore aggiunto ndr) ha dichiarato di aver accompagnato Paolo fino alla soglia dell'ufficio di Mancino, ed è impossibile credere che lo stesso non possa ricordare di avere incontrato non un qualsiasi magistrato tra i tanti che quel giorno 'venivano a complimentarsi per la mia nomina' ma un giudice ad estremo rischio di vita che in quei giorni era al centro dell'attenzione di tutti gli italiani".

 

Dopo 15 anni di misteri

gli italiani onesti pretendono la verità.

 

Fonte: Agrigentonotizie.it

 (prelevato dopo autorizzazione, da www.paolodechiaraisernia.splinder.com)

Giovanni Falcone    strage di capaci                                                                                 

 

 

 

Paolo Borsellino                                  MI CHIEDO

       QUANTE SONO LE MAFIE

            DOVE SONO LE MAFIE

                  CHI SI NASCONDE DIETRO LE MAFIE

LA MAFIA NON E' UNA,
LA MAFIA NON E' SOLO SICILIANA,
LA MAFIA E' ANCHE..

 

 

postato da: giorossetti alle ore 01:03 | Permalink | commenti (1)
categoria:giovanni falcone, veritĂ