Per la pace nel mondo freeburma2
lunedì, 19 maggio 2008

Ancora una volta Virgilio mi ha colpito.

 La notizia che a Londra artisti e uomini del mondo politico e sociale si stanno organizzando per festeggiare i 90 anni del grande Nelson Mandela il 27 giugno ad Hyde Park e di regalare un aiuto economico alla sua fondazione che si batte per debellare l' AIDS, mi ha riportato in funzione la memoria storica. Non potevamo come I Care Taranto essere assenti a questa sana provocazione e cosi a caldo abbiamo dato il nostro commento:

                                                                                                                  
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I CARE TARANTO E NELSON MANDELA

I Care Taranto, si fa vicino a quanti il 27 giugno ad Hyde Park festeggeranno i 90 anni del Nobel Nelson Mandela. L'umanità deve molto a quest'uomo, galeotto per amor di giustizia, col numero di matricola 46664 durante i suoi anni di prigionia in SudAfrica. Ricordiamo quando da ragazzi a scuola svolgevamo i temi d'Italiano sul " Razzismo...". Ricordiamo quando nell'agosto del 1989 in Tanzania, a Dar El Salam ospiti nell'Ostello della missione dei Protestanti, incontrammo due giovani che oltrepassato il confine dal Sud Africa, vennero a parlarci dell' apartheid nel loro paese d'origine. Allora la politica di segregazione razziale istituita dal governo di etnia bianca era civiltà agli occhi di molti.
I Care Taranto manda a Nelson Mandela, da questa città bagnata dai due mari 46664 aguri ed Urra...Grazie Nelson, Grazie Mandela.
I CARE TARANTO

postato da: giorossetti alle ore 20:51 | Permalink | commenti (3)
categoria:razzismo, apartheid, nelson mandela
sabato, 17 maggio 2008
 
Oggi su Virgilio (ASCA),  veniva riportato  un messaggio di Veltroni,  rivolto ai partecipanti della VII Marcia di Barbiana che si svolgerà domani, non potendo esserci,.
 Il nostro Blog ha come titolo I CARE TARANTO e molti sanno che I CARE è un motto stampato sui muri della canonica di Barbiana, oltre che nei cuori di tante generazioni.
A caldo abbiamo risposto su Virgilio.
 
Don Milani e i suoi allievi
 
I CARE TARANTO CON DON MILANI

Ricordiamo con gratitudine di cuore gli insegnamenti di Don Milani.

La voce di questo grande Spirito, Profeta e per certi versi Martire, ricorda ad ognuno di noi quanta fatica costa sollevare da terra il misero, l'impossibilitato, il debole.

Ricordiamo vivamente quanti lo hanno conosciuto e frequentato quotidianamente, che a momento opportuno hanno saputo darcene testimonianza.

 Don Milani rimane sempre un grande Faro nelle nostre vicissitudini ridicole di vita personale, sociale e politica.

Il SI al si e il NO al no rimangono la sfida, l'opportunità per tanti per raddrizzare le nostre vite.

 Siamo grati a questo uomo prete che del Vangelo ha saputo fare il vocabolario della vita per tante generazioni.


I CARE TARANTO è in marcia verso Barbiana, ogni giorno da questa terra ferita che è quella di Taranto.

                              I CARE TARANTOpontegirevole tra Mar grande e Mar piccolo              

 

postato da: giorossetti alle ore 18:36 | Permalink | commenti (1)
categoria:don milani, barbiana
sabato, 10 maggio 2008

                             Aldo MoroAldo MoroAldo Moro e le soluzioni del potere

 

                                     

 

postato da: giorossetti alle ore 09:36 | Permalink | commenti
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venerdì, 09 maggio 2008

Come temevo, l'amica Rosa mia  paziente,  di cui vi ho parlato nel post precedente, ha sciolto il nodo e per me che sono cristiano amo pensarla addormentata fra le braccia di Dio.

Oggi ero lì, fra gli amici, i parenti e conoscenti, mentre il sacerdote officiava la liturgia delle esequie. Immagini di vita scorrevano nella mia mente. Non vi nascondo che ci sono stati momenti in cui il mio occhio sinistro ha affogato in una lacrima di pena. La vita è anche questa pagina, ma ricordarla con le sue sofferenze, i suoi sforzi di dare a tutti qualcosa di se, mi obbliga ad ingoiare le mie debolezze e far tesoro di quanto una paziente abbia potuto dare ed insegnare sul tema "sofferenza, disabilità, etc" al proprio Fisioterapista. Nella scuola bolognese, quella del S.Orsola,  ho avuto la fortuna col maestro Prof. Carlo Menarini di avere una visione della malattia, del malato, in un senso diverso e per quei tempi era una visione avanzata nel campo , parlo dei primi anni 80'.  Nella rossa Bologna, mi dicevano che nel nostro affrontare la malattia non era la diagnosi a guidarci, non il numero del letto a riconoscere il paziente, ma era la PERSONA con la sua storia della malattia da incontrare. La scuola di pensiero bolognese mi è servita nella vita, ma non vi nascondo che l'esperienza sul campo ha apportato dell'altro. R. cioè Rosa la paziente che io ho visitato nella rianimazione è stata la donna, la paziente che mi ha insegnato tanto, sul piano umano, sociale, sanitario e  spirituale.

Sì oggi si è sciolto un nodo, ed una vita è volata.

Nel salutarla col cuore in mano, dinanzi alla sua chiesa, mentre la bara stava per essere portata via, ho chiesto a Rosa di ricambiarmi un'attenzione, quella di essere lei questa volta ad accompagnarmi per mano nel camminare nel difficile lavoro quotidiano tra i  malati, grandi e piccini,  con i loro parenti e con quanti collaborano in questo faticoso ma prezioso lavoro.

Strano il marito ed il figlio di Rosa, continuavano a ringraziarmi di tutto, ed io mi dicevo dentro, non sanno che sono io che devo dire loro grazie. Grazie Rosa, ora va...sìì libera... rosa per te..

arrivederci...

postato da: giorossetti alle ore 00:42 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, 09 maggio 2008

Foto pubblicata da aphrodite1
postato da: giorossetti alle ore 00:34 | Permalink | commenti (2)
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sabato, 03 maggio 2008

Scusatemi ma ultimamente faccio fatica ad aggiornare i post.

Questa sera, alle ore 19,00 ho varcato il cancello dell'Ospedale SS.Annunziata di Taranto. Solo quindici giorni fa, nel primo pomeriggio ricevevo una chiamata sul cellulare, era il marito di una cara paziente  " siamo in ospedale, R. è caduta in bagno, sembra che sia in coma, la devono operare d'urgenza...ti volevo avvisare..". Il mio primo istinto mi ha spinto oltre quel cancello, quando dietro la porta del reparto delle sale operatorie di chirurgia, in un sabato prefestivo, nel silenzio del tramonto, marito, figlio e due coppie di amici attendevano qualche notizia, conforto da una qualsiasi figura sanitaria. Saputo la modalità dell'accaduto ho capito che la cosa era molto seria..In circa 8 ore, la signora R. ha subito 2 interventi chirurgici alla testa. Per 2 volte ho visto la sua barella uscire dalla sala chirurgica e poi rientrare di nuovo..e in trepidante attesa abbiamo aspettato fino alle 1,30 di notte per vedere che R. veniva portata in rianimazione, e sentire la porta chiudersi alle nostre spalle.

R. è una donna speciale, sensibile,  la sua salute malconcia  gli permetteva di usare solo metà del corpo e non gli impediva di venire in ambulatorio per tre volte la settimana,  a fare la sua seduta di Riabilitazione. Un incontro felice il nostro, ci siamo trovati subito in sintonia, per me è stato facile lavorare con lei ed ottenere la sua collaborazione e quella del marito. In Riabilitazione non è facile trovare una piena fiducia e disponibilità a collaborare in modo costante nel tempo. R. negli anni ha mostrato il meglio di se, facendo della sua disabilità un mezzo di comunicazione, di incontro con tanti amici e situazioni. R. è riuscita con i suoi interventi nella Radio locale cittadina di S.Giorgio J., Radio Puglia, www.radiopuglia.it  a divenire un personaggio tanto da farsi attendere, ricercare e commentare con simpatia dai radioascoltatori. R. è  un personaggio positivo, pronto a percepire i bisogni altrui, a fraternizzare, spesso mi diceva " io ti considero un fratello ed un amico", ed io nel compiacermi, capivo l'importanza di quel suo sentire, dell'equilibrio con cui la dovevo trattare dal punto di vista sanitario ed umano. Non ci sono stati problemi fra di noi, ma rispetto ed amicizia negli anni, che ci hanno visto partecipare le vicende belle e non della vita.

Questa sera, arrivando al reparto di Rianimazione ho incontrato il marito di R., ho aspettato due settimane per chiedere se era il caso che io visitassi R., sapendo che tale incontro poteva essere da ulteriore stimolo  per la sua sperata ripresa.

Stranamente, dopo anni sono ritornato in questo reparto, infatti come parente aspettavo a turno di poter  entrare  parlando a gran voce da dietro una vetrata verso il familiare ricoverato, mentre i parenti degli altri ricoverati facevono la medesima cosa, immaginate la situazione tragico-comica quando i pazienti al di là del vetro ci vedevano come pazzi urlare. I minuti concessi erano pochi e dopo si aspettava il laconico incontro con il rianimatore di turno, che ripeteva allo stesso modo, " situazione gravissima, se si riprenderà ci potrà essere, cecità, sordità, sedia a rotelle, etc.." Dopo un mese il mio familiare ricoverato...è uscita e dopo alcuni mesi di convalescenza ristabilitasi è tornata con le sue gambe nel reparto a farsi vedere e salutare i sanitari...

Questa sera apertosi la porta, un camice celeste con i baffetti a voce sostenuta ha esclamato " visita parenti...R. " ed io " eccomi.." il marito di R. mi ha dato nelle mani un registratore, una cuffietta, ed una cassetta  che io avevo invitato a realizzare, registrando le voci amiche della Radio che R. amava ascoltare e conversare.

corridoio ospedaliero

Un corridoio lungo e uno sciame di parenti  a passo spedito mi hanno indicato una nuova modalità di incontro con tali malati ricoverati in Rianimazione. Sono entrato in una sala, dove le persone che mi precevano dopo essersi  lavati le mani, hanno indossato cappellino, camice, mascherina e scarpette, tutto sterile e a perdere. Con il registratore mi sono incamminato, guardando a destra e a sinistra stanze attrezzate e monitorate ospitanti due pazienti per volta e quando ho chiesto " scusi R." una voce indicandomi il letto mi ha risposto  " è qua ".

sala di rianimazione

Nella stanza c'erano due donne, quella lontana dalla porta di ingresso era lei, intubata e monitorata, un bip-bip mi ha accolto richiamando l'intervento di un sanitario che prontamente la azzittita facendole capire che non doveva disturbare, mentre io guardando il  viso retratto e asciutto  ho detto " R. che mi hai combinato, mi fai venire fin qua, facendomi vestire da marziano,  ma dovevi prendere proprio una lepre nel bagno di casa!?!....", il suo occhio destro era fermo ed immobile, quando il sinistro  con la sua pupilla ha incominciato, come incuriosita   a seguire il mio parlare. Ho messo un capo della cuffietta nell'unico suo orecchio disponibile e con l'altro  io ascoltavo e commentavo in diretta quanto sentivo della registrazione, collegati da una cuffietta. La sua pupilla sinistra continuava a seguire il mio dire, capivo che era il suo unico modo in quel momento di comunicare. Gli ho preso la mano sinistra, quella che per anni ho preso e trattato, era fredda e non calda come al solito. Mentre il suo occhio non mi lasciava, gli parlavo di me, di lei, del marito,  del figlio, del lavoro, dei colleghi... e quando gli ho fatto il nome dei miei due figli, del più piccolo di Marco e di mia moglie, i suoi occhi hanno ritrovato l'umidità, le pupille erano in un lago di lacrima. Volevo abbracciarla, stringerla, questa "sorella, amica, madre e cara paziente", ma non potendo, con il dorso delle mie dita le ho accarezzato lembi disponibili delle sue guancie. Mentre il suo viso con la sua bocca aperta, asciutta e retratta  donava al tatto, una guancia rilassata e uno sguardo tenero di un incontro non a senso unico...si è avvicinato un camice celeste con una cartellina in mano, che poi ho immagino fosse un medico e a due passi dal letto dondolando il capo pronunciava " situazione molto seria..." io volutamente mi sono allontanato dal letto per far capire che non mi sembrava il caso che si parlasse in quei termini davanti all'interessata in quelle condizioni.... mentre il mio essere " riabilitatore e operatore sanitario" è venuto meno, mi sono rivisto nelle stesse modalità di anni prima, con la differenza che prima tali comunicazioni avvenivano lontano dall'ammalato, oggi accadeva in compagnia dell'ammalato....  

Finito il colloquio sono ritornato da R., e sfruttando il tempo rimasto l' ho incoraggiata nella sua voglia di vivere, di tornare a casa per fare le cose belle, a resistere e a sforzarsi nella ripresa, gli ho assicurato che avrei portato i suoi saluti a Marco, al resto della famiglia e mentre l'occhio sinistro si rituffava nel lago di una lacrima, strigendogli la mano le ho detto che non potevo darle un bacio sulla fronte con tutta quella fasciatura e accarezzandole il viso le ho assicurato che aspettando il mio turno sarei tornato a rivederla e che una volta fuori  dall'ospedale avremmo organizzato una grande festa nella sua nuova casa. Cercando di fissare i suoi occhi, nella serenità d'animo, ho dovuto voltargli le spalle e riprendendo il percorso inverso, nello sciame come api operaie dei parenti mi sono spogliato del " tutto a perdere" ed uscito fuori in cuor mio ho ringraziato il marito di R. e raccontando dell'incontro, comprendevo il cuore grande di quest'uomo che insieme al figlio, fuori la porta avevano permesso a me di incontrare la moglie e la madre, nella condivisa speranza, del trionfo della vita. Tornato a casa, a Marco, ho raccontato dell'incontro, ansioso di sapere come stava R. ha congiunto le mani elevando una preghiera al buon Dio per permettere la guarigione dell' Amica.

 

postato da: giorossetti alle ore 23:30 | Permalink | commenti (4)
categoria:ospedale, rianimazione, ssannunziata