Scusatemi ma ultimamente faccio fatica ad aggiornare i post.
Questa sera, alle ore 19,00 ho varcato il cancello dell'Ospedale SS.Annunziata di Taranto. Solo quindici giorni fa, nel primo pomeriggio ricevevo una chiamata sul cellulare, era il marito di una cara paziente " siamo in ospedale, R. è caduta in bagno, sembra che sia in coma, la devono operare d'urgenza...ti volevo avvisare..". Il mio primo istinto mi ha spinto oltre quel cancello, quando dietro la porta del reparto delle sale operatorie di chirurgia, in un sabato prefestivo, nel silenzio del tramonto, marito, figlio e due coppie di amici attendevano qualche notizia, conforto da una qualsiasi figura sanitaria. Saputo la modalità dell'accaduto ho capito che la cosa era molto seria..In circa 8 ore, la signora R. ha subito 2 interventi chirurgici alla testa. Per 2 volte ho visto la sua barella uscire dalla sala chirurgica e poi rientrare di nuovo..e in trepidante attesa abbiamo aspettato fino alle 1,30 di notte per vedere che R. veniva portata in rianimazione, e sentire la porta chiudersi alle nostre spalle.
R. è una donna speciale, sensibile, la sua salute malconcia gli permetteva di usare solo metà del corpo e non gli impediva di venire in ambulatorio per tre volte la settimana, a fare la sua seduta di Riabilitazione. Un incontro felice il nostro, ci siamo trovati subito in sintonia, per me è stato facile lavorare con lei ed ottenere la sua collaborazione e quella del marito. In Riabilitazione non è facile trovare una piena fiducia e disponibilità a collaborare in modo costante nel tempo. R. negli anni ha mostrato il meglio di se, facendo della sua disabilità un mezzo di comunicazione, di incontro con tanti amici e situazioni. R. è riuscita con i suoi interventi nella Radio locale cittadina di S.Giorgio J., Radio Puglia, www.radiopuglia.it a divenire un personaggio tanto da farsi attendere, ricercare e commentare con simpatia dai radioascoltatori. R. è un personaggio positivo, pronto a percepire i bisogni altrui, a fraternizzare, spesso mi diceva " io ti considero un fratello ed un amico", ed io nel compiacermi, capivo l'importanza di quel suo sentire, dell'equilibrio con cui la dovevo trattare dal punto di vista sanitario ed umano. Non ci sono stati problemi fra di noi, ma rispetto ed amicizia negli anni, che ci hanno visto partecipare le vicende belle e non della vita.
Questa sera, arrivando al reparto di Rianimazione ho incontrato il marito di R., ho aspettato due settimane per chiedere se era il caso che io visitassi R., sapendo che tale incontro poteva essere da ulteriore stimolo per la sua sperata ripresa.
Stranamente, dopo anni sono ritornato in questo reparto, infatti come parente aspettavo a turno di poter entrare parlando a gran voce da dietro una vetrata verso il familiare ricoverato, mentre i parenti degli altri ricoverati facevono la medesima cosa, immaginate la situazione tragico-comica quando i pazienti al di là del vetro ci vedevano come pazzi urlare. I minuti concessi erano pochi e dopo si aspettava il laconico incontro con il rianimatore di turno, che ripeteva allo stesso modo, " situazione gravissima, se si riprenderà ci potrà essere, cecità, sordità, sedia a rotelle, etc.." Dopo un mese il mio familiare ricoverato...è uscita e dopo alcuni mesi di convalescenza ristabilitasi è tornata con le sue gambe nel reparto a farsi vedere e salutare i sanitari...
Questa sera apertosi la porta, un camice celeste con i baffetti a voce sostenuta ha esclamato " visita parenti...R. " ed io " eccomi.." il marito di R. mi ha dato nelle mani un registratore, una cuffietta, ed una cassetta che io avevo invitato a realizzare, registrando le voci amiche della Radio che R. amava ascoltare e conversare.

Un corridoio lungo e uno sciame di parenti a passo spedito mi hanno indicato una nuova modalità di incontro con tali malati ricoverati in Rianimazione. Sono entrato in una sala, dove le persone che mi precevano dopo essersi lavati le mani, hanno indossato cappellino, camice, mascherina e scarpette, tutto sterile e a perdere. Con il registratore mi sono incamminato, guardando a destra e a sinistra stanze attrezzate e monitorate ospitanti due pazienti per volta e quando ho chiesto " scusi R." una voce indicandomi il letto mi ha risposto " è qua ".

Nella stanza c'erano due donne, quella lontana dalla porta di ingresso era lei, intubata e monitorata, un bip-bip mi ha accolto richiamando l'intervento di un sanitario che prontamente la azzittita facendole capire che non doveva disturbare, mentre io guardando il viso retratto e asciutto ho detto " R. che mi hai combinato, mi fai venire fin qua, facendomi vestire da marziano, ma dovevi prendere proprio una lepre nel bagno di casa!?!....", il suo occhio destro era fermo ed immobile, quando il sinistro con la sua pupilla ha incominciato, come incuriosita a seguire il mio parlare. Ho messo un capo della cuffietta nell'unico suo orecchio disponibile e con l'altro io ascoltavo e commentavo in diretta quanto sentivo della registrazione, collegati da una cuffietta. La sua pupilla sinistra continuava a seguire il mio dire, capivo che era il suo unico modo in quel momento di comunicare. Gli ho preso la mano sinistra, quella che per anni ho preso e trattato, era fredda e non calda come al solito. Mentre il suo occhio non mi lasciava, gli parlavo di me, di lei, del marito, del figlio, del lavoro, dei colleghi... e quando gli ho fatto il nome dei miei due figli, del più piccolo di Marco e di mia moglie, i suoi occhi hanno ritrovato l'umidità, le pupille erano in un lago di lacrima. Volevo abbracciarla, stringerla, questa "sorella, amica, madre e cara paziente", ma non potendo, con il dorso delle mie dita le ho accarezzato lembi disponibili delle sue guancie. Mentre il suo viso con la sua bocca aperta, asciutta e retratta donava al tatto, una guancia rilassata e uno sguardo tenero di un incontro non a senso unico...si è avvicinato un camice celeste con una cartellina in mano, che poi ho immagino fosse un medico e a due passi dal letto dondolando il capo pronunciava " situazione molto seria..." io volutamente mi sono allontanato dal letto per far capire che non mi sembrava il caso che si parlasse in quei termini davanti all'interessata in quelle condizioni.... mentre il mio essere " riabilitatore e operatore sanitario" è venuto meno, mi sono rivisto nelle stesse modalità di anni prima, con la differenza che prima tali comunicazioni avvenivano lontano dall'ammalato, oggi accadeva in compagnia dell'ammalato....
Finito il colloquio sono ritornato da R., e sfruttando il tempo rimasto l' ho incoraggiata nella sua voglia di vivere, di tornare a casa per fare le cose belle, a resistere e a sforzarsi nella ripresa, gli ho assicurato che avrei portato i suoi saluti a Marco, al resto della famiglia e mentre l'occhio sinistro si rituffava nel lago di una lacrima, strigendogli la mano le ho detto che non potevo darle un bacio sulla fronte con tutta quella fasciatura e accarezzandole il viso le ho assicurato che aspettando il mio turno sarei tornato a rivederla e che una volta fuori dall'ospedale avremmo organizzato una grande festa nella sua nuova casa. Cercando di fissare i suoi occhi, nella serenità d'animo, ho dovuto voltargli le spalle e riprendendo il percorso inverso, nello sciame come api operaie dei parenti mi sono spogliato del " tutto a perdere" ed uscito fuori in cuor mio ho ringraziato il marito di R. e raccontando dell'incontro, comprendevo il cuore grande di quest'uomo che insieme al figlio, fuori la porta avevano permesso a me di incontrare la moglie e la madre, nella condivisa speranza, del trionfo della vita. Tornato a casa, a Marco, ho raccontato dell'incontro, ansioso di sapere come stava R. ha congiunto le mani elevando una preghiera al buon Dio per permettere la guarigione dell' Amica.