Da domani incomincerò a tener fede ad un impegno chiestomi da un gruppo di amici bolognesi del Centro Studi Donati, della Parrocchia Universitaria, che da tempo avevano chiesto una testimonianza scritta sul mio amico prete, scomparso un anno fa, Don Tullio Contiero. La mia vicinanza stretta al cappellano dell'Università di Bologna, dovrebbe essere fonte di un contributo da inserire in una pubblicazione.

<<Don Contiero >>, era così che lo chiamavo è stato un incontro felice voluto dal destino, era il 1978, ed io avevo appena 18 anni, quando arrivai in pieno autunno bolognese e le camionette, autoblindo della polizia e le forze dell'ordine in assetto antiguerriglia, erano presenti quotidianamente in piazza Verdi, via Irnerio, via Indipendenza, piazza Maggiore, via Zamboni, nella zona universitaria.
Ero un piccolo uomo ed ebbi la fortuna di incontrare un grande uomo, un sacerdote capace di tenere alle proteste studentesche e capace di entrare in dialogo con loro, mentre Bologna la rossa sfruttava gli studenti universitari, specie quelli fuori sede.
Questo sacerdote si presentò diverso dal mio parroco, ed io all'inizio facevo fatica a capirlo e pensavo addirittura che fosse ubriaco quando mi capitava di ascoltarlo alle conferenze in università.
Devo a lui se io ho conosciuto la trappa, i trappisti di Frattocchie dove ho avuto di seguire il suo esempio di fare dei ritiri, devo a lui la conoscenza di Merton, Peguy, Bloy, Maritain e il mio grande maestro Mounnier, e tanti altri personaggi della cultura, politica, morale, mondo missionario. Devo a lui la Messa quotidiana, e la recita dell'ora media, vespri e compieta. Devo a lui la comprensione e la modalità di ascoltare l' Antico testamento, S. Paolo, i Salmi, S.Agostino, ecc.

Le 3,45 del mattino, era l'appuntamento che ci davamo la sera prima, alla canonica della chiesa, per preparare la colla ed andare, io e lui, ad attaccare i famosi 300 manifesti per le conferenze periodiche che si tenevano in Università. Quando mi apriva la porta, con le sue pantofole, mi invitava o meglio mi obbligava ad andare su, in cucina, in casa a prendere una tazza di tè caldo. Piccole cose per tanti, ma per me maturità di vita e di fede.
Al rientro, verso le 8 del mattino nel brulicare degli studenti e dei professori, quando le saracinesche delle librerie studentesche aprivano, stanchi morti andavamo a prendere un caffè al bar e poi prima di prendere ognuno la propria strada, io per il Policlinico S.Orsola e lui per il Liceo Classico Galvani di Bologna, mi salutava tutte le volte così << Rossetti, ricorda siamo servi inutili..>> ed io << Contiero ma cosa vuoi dire..>< e lui << capirai, capirai un giorno..>>.
Avrei tante, tante cose da dirvi..come per esempio, la certezza e la coscienza in quegli anni di stare accanto ad un sacerdote santo e che da morto avrebbe fatto discutere più che da vivo.
Il 3 luglio, ricorre il primo anniversario della sua morte ed io sarò a Bologna e poi farò tappa alla sua tomba, in un piccolo cimitero situato nel confine tra Padova e Venezia.
Lui mi ha insegnato << Rossetti nelle vene scorre sangue e non acqua >>, ed ogni anno andava in pellegrinaggio a Barbiana, Calenzano, sulla tomba di Don Milani e poi in Africa insisteva molto a visitare i cimiteri dove erano sepolti i missionari e di ognuno raccontava le opere, la grandezza e ci invitava a riflettere e a pregare. E' venuto anche qui a Taranto, dopo la morte di mia madre per pregare sulla sua tomba, era molto legato alla sua figura, ne parlava sempre bene, sembrava che ne uscisse edificato ogni volta che veniva giù a trovarci.