Per la pace nel mondo freeburma2
mercoledì, 31 gennaio 2007

Val d

Vi chiedete che tipo sia...bene, sappiate che a me piace la montagna, come anche la collina ridente, che scalda le guance con la sua ondulata piana, a volte verde, dorata, a volte grigia adombrata da nuvole basse, a volte tagliata dall'increspatura del vento ringhioso,...ci sono anche due specchi d'acqua celeste, trasparenti vetri che dal passato permettono di vedere al futuro e se guardate meglio, un umido rigagnalo solca quelle colline,... questa  è la mia faccia... Sarei sciocco se non vi dicessi che quell'acqua trasparente dei miei occhi dicono bene di chi sotto l'armatura è portato spesso a contemplare, il cielo, l'uomo, il creato, il bello, insomma a volte a discapito dell'azione. Un ribelle guerriero, pronto a combattere, si cela sotto quell'armatura, quando siede e quando diritto in piedi guarda nel cuore e nella mente di chi si pone accanto. Il suo saluto, dalle colline ridenti passa attraverso le mani, nella presa e stretta, dove la linfa di una vita passa col calore nella linfa dell'altro. Quando appare tumultuoso, sappiate che risponde in tal modo al girar della clessidra, nello scivolar del tempo. Insomma, Giovanni, il nostro Rossetti immaginatelo così, amante della luce che non disdegna l'ombra che rivela la vita. Un suo delitto, assassinare la sua ombra..., cercare di non accomodare la propria storia...ma vi consiglio se volete andare oltre la sua timidezza di chiedere al vento, al cielo, ai campi, alle cime, agli animi sensibili, al sorriso dei vecchi, dei fanciulli, nelle vie della vita segnate sulle mani dei suoi pazienti, chi sia Giovanni, il nostro Rossetti...

postato da: giorossetti alle ore 22:45 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 29 gennaio 2007

 

Don Contiero, come lo chiamavo io l'ho incontrato a Bologna, tanti anni fa, era il 1978...a Bologna in via Irnerio c'erano le autoblindo, i poliziotti in tenuta antisommossa, i lacrimogeni invadevano i portici, studenti, operai, manifestanti scappavano per le vie del centro universitario, ed io smarrito, impaurito, non capivo cosa stesse succedendo...ma l'emozione mi prende...scusatemi vi prometto che ritornerò su questa grande fiigura...non solo bolognese, italiana, ma anche internazionale...molti uomini e donne devono molto a quest'uomo, che ogni anno con puntualità faceva il suo pellegrinaggio a piedi in quei di calenzano, sulla tomba di don Milani, per rinnovare le sue promesse sacerdotali, di servizio ai poveri, agli ultimi, a partire dalle cattedrali della cultura universitaria di Bologna.
postato da: giorossetti alle ore 23:53 | Permalink | commenti (2)
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sabato, 27 gennaio 2007

Cari amici, ho fatto fatica in questi giorni a cercare il modo giusto per comunicare questa pagina. Sono fatto così, che ci posso fare, se non trovo la sintonia giusta tra  mente e  cuore, davvero faccio fatica a comunicare serenamente. Ci vuole molto equilibrio nel parlare di fatti accaduti molti anni fa, a tante Persone, donne, uomini, bambini, anziani, diversamente abili, omosessuali, zingari, ebrei,....Questa è la storia, da tutti studiata sui banchi di scuola, dove pagine cartacee riportavano date, personaggi, luoghi, eventi,... Questa storia, quella di tante PERSONE, purtroppo emerge e tenta a ripetersi in altri luoghi, con altri eventi, date e motivazioni.   Il mio tentativo sarà quello di portarvi per mano ,  nella Stanza della Memoria..., vi guiderò in silenzio, perchè possiate ascoltare nel vostro cuore la voce e la testimonianza di chi, solo perchè "giusto" fu condannato a soffrire e a morire atrocemente dagli "ingiusti". Persone che non furono amate, ma odiate ed annientate da altre Persone. Se una lacrima dovesse scendere sul viso, lasciatela cadere sul seme della speranza, sui nostri figli, affinchè possano dar frutto all'incontro tra gli uomini, tra le culture, tra le Fedi.... Ora seguitemi, entriamo nella Stanza della Memoria...

751f55362c20b41ad69a76b9488ffbc4[1]Vogliamo ringraziere per la gentilezza con cui ci hanno permesso di prelevare le foto:

www.oloKaustos.org

www.deportati.it

                                                                     www.ciscovox.it

postato da: giorossetti alle ore 12:52 | Permalink | commenti
categoria: la stanza della memoria
domenica, 21 gennaio 2007

TARANTO PIU' PULITA  "PIU' TUA"                   Ordinanza......N°....

I rifiuti solidi urbani devono essere depositati negli appositi contenitori dalle ore 18,00 alle ore 22,00 pertanto

1) è vietato introdurre rifiuti fuori orari consentiti;

2) è vietato introdurre oggetti di grosso volume: scatole di cartone, imballagi di plastica ect., dovranno essere ridotti in pezzi in modo da non sprecare lo spazioa disposizione;

3) è vietato depositare rifiuti di qualsiasi genere sopra o attorno ai cassonetti;

                                                                                   4) è vietato introdurre materiali accesi o incandescenti;

5) è vietato estrarre dai cassonetti qualsiasi materiale depositato;

6) è vietato spostare o manomettere i cassonetti dalle piazzole delimitate dalle strisce gialle;

7) è vietato parcheggiare veicoli in prossimità dei cassonetti ed in maniera da ostacolare le operazioni di  svuotamento e lavaggio. Le infrazioni alla presente ordinanza saranno...ect..

Quanto dipende...dal cittadino... Ore 8,37 del mattino del 17/1/07, ci troviamo su via Polibio incrocio con via Plateia, son passati circa 8 ore dallo svuotamento notturno e mancano ancora 10 ore prima che si possa buttare l'immondizia. I bravi cittadini prima di andare a lavorare, giustamente hanno incominciato a scendere l'immondizia e a riempire i cassonetti.

 

 

 

                                                                             poche ore dopo    ore 17,09 manca ancora un'ora prima di essere autorizzati a gettare l'immondizia...la norma non serve, la sanzione non serve, i cassonetti sono pieni e dalle 18 fino alle 22 la si potrà gettare a terra....     come disfarsi del superfluo...                                         

SENZA PAROLEordinaria discarica condominiale...

postato da: giorossetti alle ore 22:16 | Permalink | commenti
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venerdì, 19 gennaio 2007

Giorgio, un amico bolognese, che in passato nei primi anni '80 ha condiviso con me l'esperienza di fondare una comunità di recupero per tossicodipendenti, a Bologna, lui imprenditore ed io obiettore di coscienza e quindi in servizio civile, mi manda questa lettera, che io la passo a voi....perchè..." ordinaria vita quotidiana, di noi persone...."

 


 

Medanje è qui in mezzo a noi a Bologna. Siamo tutti sulla sua stessa barca, coscienti o no. Chi può gli dia una mano. Pigi

MEDANJES (Salvatore): boat people a Bologna

 

Medanie è un profugo eritreo di 37 anni. Il suo nome significa Salvatore: così lo chiamerò.

Salvatore è approdato in Italia nell’agosto del 2003; da allora ha “lavoricchiato” come può, come tantissimi altri immigrati. E’ alla ricerca continua e pressante di un lavoro dignitoso, continuo e un minimo remunerativo. In Eritrea ha moglie e tre figli: sei, nove, quattordici anni. Non li vede dal 2002.

Il suo sbarco in Italia è un’odissea tutta da raccontare.

Si trovava su una carretta del mare, in prossimità della costa di Siracusa. Quando la sua carretta fu avvistata cercarono disperatamente di sfuggire ai due motoscafi guardiacoste. Erano convinti di trovarsi presso Malta. Infatti non avevano visto in precedenza l’isola, che invece doveva essere sulla loro rotta. I due battelli faticarono non poco per agganciarli e rimorchiarli in porto. Quando finalmente ci riuscirono e l’equivoco divenne chiaro, la gioia degli occupanti fu immensa. Era la salvezza. Se fossero stati intercettati dai guardiacoste maltesi sarebbero stati tutti rispediti al mittente.

La carretta conteneva 163 persone, di cui dieci donne e otto bambini.

Salvatore dice che il “capitano” era una persona molto buona: per fortuna (!). Infatti quando capì che i due scafi guardiacoste non erano maltesi si lasciò prendere ben volentieri e senza far affondare la barca, altrimenti … Gli altri capirono che si trovavano in zona italiana solo quando videro la scritta Siracusa all’ingresso del porto.

Da Siracusa furono trasferiti a Crotone. Qui sostarono circa un mese , dal 22 agosto al 25 settembre, per le necessarie operazioni di ricovero. Qui ciascuno decise anche quale direzione prendere per l’Europa. Salvatore decise per l’Italia. Qui infatti ha qualche parente.

Per un anno, comunque, visse in Svezia tentando quella carta. Ormai, tuttavia, aveva optato per l’Italia per cui la Svezia non diede permesso.

Dalla fine del 2004 è qui che “lavoricchia” da noi.

Parla correntemente l’inglese, l’arabo, il tigrino e il bilen (lingua di Keren). Ha fatto ormai cento lavori.

 

Nel  2000 si trovava militare forzatamente intruppato nell’esercito eritreo.

L’Eritrea conta circa 3,5 milioni di persone. Da quarant’anni è in guerra con l’Etiopia: 65 milioni di persone. Diciamo subito che è meglio non chiedersi perché da tanti decenni c’è questa situazione, altrimenti si va a toccare realtà vergognose nelle quali è coinvolta anche l’Italia che là vende armi. Sorvoliamo per pietà. In effetti una pausa ci fu negli anni 97-98, ma la speranza fu uccisa ben presto.

Salvatore alternava periodi di attività bellica a periodi di attività agricola, ma sempre sotto stretta disciplina militare. L’attività agricola consisteva nella produzione di frutta (meloni cocomeri ecc.), verdura e ortaggi che l’esercito vendeva a multinazionali che spedivano in Italia e altri paesi mediterranei.

Era a circa 400 km da casa, non poteva vedere la famiglia. Si trovava militare nella zona di Teseney, vicinissima al confine col Sudan.

Salvatore conosce molto bene il Sudan .  Nato  a Keren, a 15 anni era andato a studiare nella capitale, a Khartoum. Aveva poi trovato un buon lavoro e si era sposato. Aveva avuto anche due figli. Era ritornato a Keren nel 1996.

Questo ritorno segna l’inizio del suo “tempo amaro”.

Avviene proprio nel 1996 un breve periodo di pace. Sembra la volta buona. Prende in affitto un albergo in una zona di confine fra Eritrea ed Etiopia: una zona di traffico commerciale. Per alcuni mesi le cose vanno bene.

Breve illusione. Proprio lì sul confine scoppiano ostilità. Lui è fuori per commissioni. Quando rientra non c’è più l’albergo ma solo rovine e la zona è occupata. Fa le sue rimostranze agli occupanti: per tutta risposta lo arruolano di forza. Da allora non ha più rivisto la famiglia.

Prospettive di ritorno in famiglie non ce ne sono. Gli uomini al di sotto dei 48 anni erano tutti arruolati nell’esercito. Che fare? Il confine è vicinissimo. A 60km da lì, in Sudan c’è la città di Kassalà che lui conosce.

Per un anno e mezzo resiste, dibattuto fra il miraggio Italia e la vicinanza della famiglia che però non riesce MAI a vedere. Decide di scappare. Va a Kassalà a piedi poi a  Khartoum con mezzi di linea.

Qui sosta due anni. Servono i soldi per pagare l’attraversata del deserto e l’attraversata del mare (i soldi arrivano dai parenti già in Europa: diversamente sarebbe impossibile).

Nel febbraio del 2003 lascia Khartoum .

Il deserto lo si attraversa nei mesi freddi, altrimenti ci si cuoce al sole, mentre il Mediterraneo lo si attraverso solo nei mesi estivi altrimenti si finisce “sotto”.

Lascia Kartum con un chiodo fisso: l’Italia. Cerca un passaggio su una “carretta del deserto”. Queste sono automezzi, scoperti, che trasportano 25-30 persone.

Costo dell’attraversata del deserto 400 $ a testa. Gli occupanti sono totalmente alla mercè del pilota. Non ci sono strade nel deserto. Basta una ventata per cancellare qualsiasi traccia. L’unico strumento è la  bussola. Non sono rare le tragedie di chi si perde. Naturalmente si viaggia solo di giorno, a vista. Il satellitare? “Stiamo attrezzandoci”.

Da Kartum a Tripoli ci sono due oasi: Bir Nakhela e Kufra, bisogna assolutamente imbroccarle, anche perché sono gli unici due punti per rifornimento di acqua. Se ci si perde è come colare a picco.

Riconosce di essere stato molto fortunato (finalmente!).  In poco più di due settimane arriva a Tripoli.

Da Tripoli raggiunge Bangasj seguendo il litorale mediterraneo, con mezzi di linea. E’ da qui che partono le “carrette” del mare: lo sanno tutti. C’è anche la pubblicità (!) Basta saperla vedere. Qui cerca un passaggio: cerca la “carretta” più grande, perché più sicura. Ha ben sentito le frequenti tragedie che ci sono. Trovare il “biglietto” quindi è facile: basta avere 1200$.

Ma le autorità … l’esercito… cosa fanno? Sapete come fa la scimmietta?  … quella che non ode, non vede, non sente? … e intasca la busta.

I conti tornano: attraversata del deserto in febbraio-marzo, attraversata del Mediterraneo in luglio agosto, buona dose di fortuna.

Ora è a Bologna.

Chi desidera contattare direttamente Salvatore (Medanje): 328 3476531

Piergiorgio Ferioli 051 755 806

Dicembre 2006

 

postato da: giorossetti alle ore 23:04 | Permalink | commenti
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giovedì, 18 gennaio 2007

SE QUESTO E' UN UOMO

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no

Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia ve lo impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

postato da: giorossetti alle ore 00:53 | Permalink | commenti (1)
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domenica, 14 gennaio 2007

C'è una figura che rimane per me, patrimonio personale da salvare in punto di morte, parlo della generosità di Oscar Romero, l' Arcivescovo ucciso sull'altare mentre celebrava la S.Messa,ben ventisette anni fa.

Guardando la stampa, in questi giorni facevo fatica a trovare un pensiero che ci poteva dare "significato". Quanto successo in Polonia, al neoeletto Arcivescovo di Varsavia e poi subito dimissionario per via del suo coinvolgimento nelle attività dello stato polacco prima della caduta del muro di Berlino, mi hanno portato a scrutare l'orizzonte. Sì, inutile negarcelo che la Chiesa è fatta di uomini e quindi i limiti sono tanti, come tanta è la Grazia per chi riesce a custodirla. Non mi sento di buttare imprecazioni, sarebbe troppo facile e sappiamo anche che "fa più rumore un'albero che cade, che non l'erba che cresce".

 Mi viene da pensare ad Oscar, prima filogovernativo e simpatizzante del potere politico, in quel piccolo stato dell'America centrale e dopo in seguito all'esperienza con la morte di un suo sacerdote e collaboratore, ucciso da quel potere forte, che fece cambiare la direzione da guardare ai  suoi occhi , non più verso l'alto ma verso il basso, guardando l'uomo senza riserve, paura e tentennamenti.

La morte bagnò  quel Vescovo e l'uomo della strada, il povero, l'emarginato, la parabola sempre vera del Vangelo, diventò la sua causa, la sua caduta da cavallo sulla via di Damasco, non c'era predica, incontro, sollecitazione, che non difendesse la causa dell'indifeso, rischiando la vita, anzi aspettando la morte. Per un Vescovo, guida, pastore e successore degli apostoli, non è poco ed era tanto per quel piccolo gregge salvadoregno. Quel muro di Berlino ci propone due modalità di vivere il proprio stato, nel tempo e nella storia. Penso e parlo per esperienza personale, che l'appuntamento sulla via di Damasco è una possibilità che il PadreEterno  propone a tutti, indipendentemente se si creda o no. Tutto sta nel resistere  o meno saldi su quel cavallo, cioè nel  non porsi in discussione, nell'essere sicuri di quello che si è, si fà e si pensa, oppure nel tenere aperti gli occhi e lasciarsi accecare dalla luce, divenendo ciechi, perdendo le proprie sicurezze e nel cadere da cavallo. Oscar Romero, quel Vescovo, ha avuto la fortuna di non resistere e di lasciarsi prendere dalla storia dell'uomo, con le sue contraddizioni. Mentre a San Salvador c'era il vescovo che dall'altare distribuiva la Parola divina e clebrava con la propia testimonianza quello che diceva, al di là del muro di Berlino,  un suo confratello, commentava e serviva il potere, costretto a rimanere in sella.  Due modi di essere, di stare e di servire l'uomo e se stessi. Oggi i vescovi polacchi con maturità e sfida si pongono sotto la lente, la Chiesa aspetta con fiducia  sapendo che la storia ha i suoi paletti.

Ma noi...dico e noi!!?...la nostra storia, la nostra via, la nostra caduta, c'e stata!!?... 

postato da: giorossetti alle ore 22:02 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, 10 gennaio 2007

Una pernacchia dalla sonorità certa e prolungata vorrei che s'alzasse e poi invadesse i luoghi aperti e chiusi della mia città, ma tale da non essere udibile dalle persone perbene, ma che lasciasse scioccati, tanto  da farli impallidire, tutte le menti eccelse, i tecnici sapienti e capaci, i professionisti del mondo politico tarantino. Non c'è cosa più avvilente che stare vicino ad un moribondo, attorniato da assistenti, medici, tecnici, rianimatori,amici e parenti, quando nessuno ha colpe, nessuno riesce a dare una diagnosi certa di partenza, una prognosi che poteva far prevedere l'accaduto, un ricorrere in tempo a cure di rianimazione,  e dove c'è chi alza le mani e chi batte la mano sulla spalla,..ecc. Stessa città, stesse persone, stessi candidati, sigle diverse e il dissesto finanziario di un comune che preannuncia le campane a morte per  una città in cui il tasso di disoccupazione non è certo quello di Mantova, e:

- I NAS in una loro ispezione chiudono 2 sale della Radiologia dell'Osped.SS:Annunziata, non vi sto a dire i motivi, le sale sono state chiuse e questo basta, con tutte le conseguenze che dovrà affrontare ancora una volta il cittadino....

 -Il porto di taranto saluta affettuosamente la MSC che con i suoi mercantili decide di cambiare aria "momentaneamente dice.." perchè si è vista aumentare retroattivamente le tariffe del 37% e anche perchè le sue navi devono aspettare diversi giorni per attraccare e scaricare le merci, data la presenza d un' altra compagnia l'Evergreen,...

-C'è in atto una disputa tra gli addetti ai lavori (aimè molto preoccupante...da far fatica a dormire) sull'esistenza o meno dei resti di un teatro di origine greca che purtroppo dovrebbero situarsi sotto le fondamenta di un grande edificio...che fare, demolire?, aspettare? cercare? sia il sito che i soldi per i lavori!..insomma questo sì che è un problema serio..

-Protestano i genitori dei bambini che vanno nelle scuole elementari dove il riscaldamento è manuale, cioè quello di sfregarsi le mani ( vi dicevo che mio figlio, ieri aveva freddo...).

-Dato il dissesto finanziario del comune di Taranto e siccome la lotteria di capodanno è già finita e bisogna aspettare l'anno nuovo, le tasse per i cittadini tarantini aumenteranno, quando Tarsu e ici sono state già aumentate a maggio (ma dicono che non bastano)... Il trasporto degli studenti disabili è bloccato, mancano i soldi, niente benzina, niente stipendi, insomma ognuno s'arrangi.

-Intanto una notizia buona ve la do, il V Festival Internazionale della cucina italiana e della cozza tarantina va a gonfie vele...EVVIVA LA COZZA TARANTINA che fa da ambasciatrice delle cose buone che Taranto offre.  Scusate la pernacchia, ma quando ci vuole, ci vuole in questo paese di santi. Auguri ai candidati, a quanti fanno la gara per esserlo nella prossima tornata elettorale. AUGURI...

postato da: giorossetti alle ore 23:59 | Permalink | commenti (3)
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