MEDANJES (Salvatore): boat people a Bologna
Medanie è un profugo eritreo di 37 anni. Il suo nome significa Salvatore: così lo chiamerò.
Salvatore è approdato in Italia nell’agosto del 2003; da allora ha “lavoricchiato” come può, come tantissimi altri immigrati. E’ alla ricerca continua e pressante di un lavoro dignitoso, continuo e un minimo remunerativo. In Eritrea ha moglie e tre figli: sei, nove, quattordici anni. Non li vede dal 2002.
Il suo sbarco in Italia è un’odissea tutta da raccontare.
Si trovava su una carretta del mare, in prossimità della costa di Siracusa. Quando la sua carretta fu avvistata cercarono disperatamente di sfuggire ai due motoscafi guardiacoste. Erano convinti di trovarsi presso Malta. Infatti non avevano visto in precedenza l’isola, che invece doveva essere sulla loro rotta. I due battelli faticarono non poco per agganciarli e rimorchiarli in porto. Quando finalmente ci riuscirono e l’equivoco divenne chiaro, la gioia degli occupanti fu immensa. Era la salvezza. Se fossero stati intercettati dai guardiacoste maltesi sarebbero stati tutti rispediti al mittente.
La carretta conteneva 163 persone, di cui dieci donne e otto bambini.
Salvatore dice che il “capitano” era una persona molto buona: per fortuna (!). Infatti quando capì che i due scafi guardiacoste non erano maltesi si lasciò prendere ben volentieri e senza far affondare la barca, altrimenti … Gli altri capirono che si trovavano in zona italiana solo quando videro la scritta Siracusa all’ingresso del porto.
Da Siracusa furono trasferiti a Crotone. Qui sostarono circa un mese , dal 22 agosto al 25 settembre, per le necessarie operazioni di ricovero. Qui ciascuno decise anche quale direzione prendere per l’Europa. Salvatore decise per l’Italia. Qui infatti ha qualche parente.
Per un anno, comunque, visse in Svezia tentando quella carta. Ormai, tuttavia, aveva optato per l’Italia per cui la Svezia non diede permesso.
Dalla fine del 2004 è qui che “lavoricchia” da noi.
Parla correntemente l’inglese, l’arabo, il tigrino e il bilen (lingua di Keren). Ha fatto ormai cento lavori.
Nel 2000 si trovava militare forzatamente intruppato nell’esercito eritreo.
L’Eritrea conta circa 3,5 milioni di persone. Da quarant’anni è in guerra con l’Etiopia: 65 milioni di persone. Diciamo subito che è meglio non chiedersi perché da tanti decenni c’è questa situazione, altrimenti si va a toccare realtà vergognose nelle quali è coinvolta anche l’Italia che là vende armi. Sorvoliamo per pietà. In effetti una pausa ci fu negli anni 97-98, ma la speranza fu uccisa ben presto.
Salvatore alternava periodi di attività bellica a periodi di attività agricola, ma sempre sotto stretta disciplina militare. L’attività agricola consisteva nella produzione di frutta (meloni cocomeri ecc.), verdura e ortaggi che l’esercito vendeva a multinazionali che spedivano in Italia e altri paesi mediterranei.
Era a circa 400 km da casa, non poteva vedere la famiglia. Si trovava militare nella zona di Teseney, vicinissima al confine col Sudan.
Salvatore conosce molto bene il Sudan . Nato a Keren, a 15 anni era andato a studiare nella capitale, a Khartoum. Aveva poi trovato un buon lavoro e si era sposato. Aveva avuto anche due figli. Era ritornato a Keren nel 1996.
Questo ritorno segna l’inizio del suo “tempo amaro”.
Avviene proprio nel 1996 un breve periodo di pace. Sembra la volta buona. Prende in affitto un albergo in una zona di confine fra Eritrea ed Etiopia: una zona di traffico commerciale. Per alcuni mesi le cose vanno bene.
Breve illusione. Proprio lì sul confine scoppiano ostilità. Lui è fuori per commissioni. Quando rientra non c’è più l’albergo ma solo rovine e la zona è occupata. Fa le sue rimostranze agli occupanti: per tutta risposta lo arruolano di forza. Da allora non ha più rivisto la famiglia.
Prospettive di ritorno in famiglie non ce ne sono. Gli uomini al di sotto dei 48 anni erano tutti arruolati nell’esercito. Che fare? Il confine è vicinissimo. A 60km da lì, in Sudan c’è la città di Kassalà che lui conosce.
Per un anno e mezzo resiste, dibattuto fra il miraggio Italia e la vicinanza della famiglia che però non riesce MAI a vedere. Decide di scappare. Va a Kassalà a piedi poi a Khartoum con mezzi di linea.
Qui sosta due anni. Servono i soldi per pagare l’attraversata del deserto e l’attraversata del mare (i soldi arrivano dai parenti già in Europa: diversamente sarebbe impossibile).
Nel febbraio del 2003 lascia Khartoum .
Il deserto lo si attraversa nei mesi freddi, altrimenti ci si cuoce al sole, mentre il Mediterraneo lo si attraverso solo nei mesi estivi altrimenti si finisce “sotto”.
Lascia Kartum con un chiodo fisso: l’Italia. Cerca un passaggio su una “carretta del deserto”. Queste sono automezzi, scoperti, che trasportano 25-30 persone.
Costo dell’attraversata del deserto 400 $ a testa. Gli occupanti sono totalmente alla mercè del pilota. Non ci sono strade nel deserto. Basta una ventata per cancellare qualsiasi traccia. L’unico strumento è la bussola. Non sono rare le tragedie di chi si perde. Naturalmente si viaggia solo di giorno, a vista. Il satellitare? “Stiamo attrezzandoci”.
Da Kartum a Tripoli ci sono due oasi: Bir Nakhela e Kufra, bisogna assolutamente imbroccarle, anche perché sono gli unici due punti per rifornimento di acqua. Se ci si perde è come colare a picco.
Riconosce di essere stato molto fortunato (finalmente!). In poco più di due settimane arriva a Tripoli.
Da Tripoli raggiunge Bangasj seguendo il litorale mediterraneo, con mezzi di linea. E’ da qui che partono le “carrette” del mare: lo sanno tutti. C’è anche la pubblicità (!) Basta saperla vedere. Qui cerca un passaggio: cerca la “carretta” più grande, perché più sicura. Ha ben sentito le frequenti tragedie che ci sono. Trovare il “biglietto” quindi è facile: basta avere 1200$.
Ma le autorità … l’esercito… cosa fanno? Sapete come fa la scimmietta? … quella che non ode, non vede, non sente? … e intasca la busta.
I conti tornano: attraversata del deserto in febbraio-marzo, attraversata del Mediterraneo in luglio agosto, buona dose di fortuna.
Ora è a Bologna.
Chi desidera contattare direttamente Salvatore (Medanje): 328 3476531
Piergiorgio Ferioli 051 755 806
Dicembre 2006